domenica 23 marzo 2008

U. Rucker

Non deve essere facile, per una poetessa di grande valore e sensibilità come Ursula Rucker, riuscire a trovare sempre l'ambiente sonoro giusto su cui sciogliere la splendida qualità vocale, sia nel suo necessario parlato che nelle parti più cantate.Chi (per l'amico Centurion) era rimasto folgorato da Supa Sista - il suo debutto del 2001 , ritroverà probabilmente l'entusiasmo del primo lavoro con il percorso disegnato da questo nuovo suo terzo lavoro Ma' at Mama - titolo dalla valenza polisemica, che parte dall'antico principio egizio [vero e proprio topos archetipico della riflessione filosofica nera] della “verità”.Prodotto prevalentemente dal bassista Anthony Tidd - assiduo collaboratore di Steve Coleman - il disco offre musicalmente alle liriche della Rucker una varietà azzeccatissima di soluzioni, dalle essenziali punteggiature di “Children's Poem” al funk di “Rant”, immergendo i polsi nella sensualità di “Black Erotica” o nel beat africano su cui si srotola il sermone di “Libations”, con la sua emozionante serie di nomi.La “verità” nella cultura nera continua a essere - e la Rucker è bravissima nel sottolinearlo con la finezza di artista che non banalizza mai il proprio messaggio - un valore da negoziare, da conquistare, da rileggere, che sfugge dalle mani proprio perché il comunicare si sdoppia sul binario del double talking e lo spirito tende istintivamente dritto all'unità.
Sullo sfondo compaiono armonie soffici - “Uh Uh” ad esempio - spruzzi di jazz o i rigori del beat hip-hop, ma la voce della Rucker è più che mai in grado di curvarsi dentro i suoni, come nel canto sporcato di polvere della splendida “For Women”, di rimanere sola in “Church Party”.Con i suoi lineamenti alla Frida Kahlo, la sorniona caparbietà delle sue poesie, la tagliente visione dell'universo nero e femminile, Ursula Rucker ha scritto una ulteriore, decisiva, pagina di grande musica black. Consigliato....download HERE & enjoy.....zero

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